“presenze-assenze”
Per definire con una sola parola le opere pittoriche di Oscar Piovosi, posso pensare al termine “delocazioni” caratterizzato dal tema espressivo della “presenza-assenza” nel quale i personaggi sembrano agire al di fuori del campo pittorico della rappresentazione e mostrandosi in assenza di relazioni tra di loro.
Il loro comportamento visivo è una condizione di “assenza” dalla scena pittorica. Un’astrazione non figurativa, ma concettuale determinata dal modo in cui Piovosi ritrae i personaggi che appaiono sempre con lo sguardo rivolto ad un pensiero e quasi mai ad un’azione. Il tema della ”presenza-assenza” è ricorrente nell’arte pittorica e in particolare nella ricerca surrealista-metafisica di R. Magritte, che riporta nell’opera pittorica lo spazio esterno all’interno e lo spazio interno all’esterno attraverso una fantastica illusione pittorica. Potrei citare inoltre un lavoro artistico degli anni ’70 di Claudio Parmiggiani, che spostando gli oggetti (quadri) da un contesto, ne rimangono le tracce riportate sui muri e quindi l’assenza del quadro diventa una nuova presenza. A. Agazzani, in un suo bellissimo saggio per la presentazione del ciclo pittorico di Oscar Piovosi: “UP-in viaggio con loro”, riprende il concetto della assenza attraverso la “dimensione del quotidiano che sconfina altrove”. Una rappresentazione che sembra riportare il tempo dell’evento al di fuori del tempo misurabile, sia esso presente, passato o futuro e quindi non databile e classificabile. Non possiamo parlare esclusivamente di una “sospensione” del tempo attraverso un a rappresentazione metafisica del quotidiano, ma la percezione è che la scenografia di ogni opera, quasi sempre monocromatica (azzurro – blu), non è mai in relazione con la gestualità dei personaggi, che sembrano uscire dal campo pittorico.
Se facciamo attenzione alla rappresentazione dei volti dei personaggi di Piovosi, il loro sguardo non è quasi mai rivolto a chi guarda l’opera pittorica, ma è indirizzato verso un indefinito “fuoricampo”; quasi una prospettiva traslata che scinde l’opera pittorica in due parti differenti: la staticità della scenografia e la tensione dinamica espressa dai personaggi. Un silenzio “comunicativo” ed una mancanza di dialogo tra i personaggi, a rimando di quell’affascinante lirismo pittorico proposto anche nell’arte di A. Sughi.
Se la pittura, nel suo aspetto espressivo dipende dal proprio tempo; il lavoro di Piovosi esprime in modo diretto i comportamenti e le azioni della nostra società. In un contesto di globalizzazione, le relazioni e in particolare quelle interpersonali, sembrano esprimersi attraverso rapporti virtuali e con strumenti della comunicazione tecnologica, quali gli I-phone, i tablet, i telefoni cellulari ed i computer, che sostituiscono il contatto diretto tra persona e persona.
L’arte di Piovosi sembra esprimersi in istantanee fotografiche di un viaggio nel quale i personaggi appaiono estraniati dal contesto; alla ricerca di relazioni interpersonali, ma che appaiono privi di una loro identità. Una sorta di presenza temporanea che è resa sempre più labile dalla tecnica pittorica ed espressiva di Piovosi, che utilizzando un costante tonalismo cromatico, li rende quasi assenti dalla scena. Una rappresentazione per frammenti di un viaggio nel quale lo spettatore viene riportato nell’opera pittorica per rafforzare quel concetto di solitudine, attesa, silenzio, disagio e ricerca che le persone sembrano esprimere in questa contemporaneità. Una pittura del presente che guarda al passato attraverso il gesto figurativo, che non è di maniera ma fortemente autonomista come linguaggio espressivo e quindi immediatamente caratterizzante come produzione pittorica dell’autore. Un autore che scavando nel nostro interno cerca di parlarci attraverso la magia del suo gesto pittorico. L’arte come ci ricorda E. Scanavino, segue o precede gli eventi, l’artistica è un mistico perché attraverso l’arte mette a nudo i suoi sentimenti e porge all’uomo la possibilità di guardarli e come l’arte di Oscar Piovosi, va guardata perché essere artisti è possedere anche sogni e i suoi sogni sembrano materializzarsi attraverso le sue “istantanee” opere pittoriche. Le opere pittoriche del ciclo “Phone and…distanze” sembrano trasportarci in un dominio assolutamente imprevisto e come ci ricorda F. Nietzsche l’arte è l’unione di due elementi: un grande realismo ed una grande realtà; ed è attraverso questo fantastico viaggio tra realismo e realtà che Oscar Piovosi sembra portarci attraverso le sue rappresentazioni pittoriche e facendoci partecipi di questa specifica condizione.
Un viaggio infinito nel quale Piovosi, con una grande qualità espressiva sembra ricordarci che “l’arte deve essere per un mondo che diventerà e non per quello che è” (K. Klaus) e quindi potremmo dire che l’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.
Il senso della vita così poeticamente espresso nel fantastico viaggio pittorico di Oscar Piovosi.

Sergio Zanichelli

Phone and… Distanze” Galleria comunale L’Ottagono, Bibbiano RE, Febbraio 2015